Uno dei segreti meglio custoditi, solo natura e relax, una trentina di spot nel raggio di un miglio marino. Sconsigliato a chi cerca ritrovi alla moda, un area marina protetta destinata a chi ama il mare e le vacanze in totale libertà.
Non c’è dubbio, quindi, che le spiagge, le calette, i piccoli golfi e le isole della località turistica più importante del sud Sardegna non hanno eguali nel mediterraneo e forse nel mondo, ma sappiamo dove ancorarci quando il Maestrale esplode in tutta la sua potenza? Che spiaggia scegliere con il moto ondoso da sud est? Come arrivare in quella bellissima caletta che ho visto dalla strada?Questa vuole essere una guida tecnica, farò a meno di dilungarmi in giudizi estetici in quanto sarebbe inutile…Villasimius è universalmente bellissima!
La nostra rotta comincia dalla Marina di Villasimius
Prepariamoci a salpare con la nostra imbarcazione o con un bel gommone a noleggio e dirigiamoci verso ovest / nord-ovest, la prima spiaggia che incontreremo è Campulongu, 300 metri circa di spiaggia, ormeggio perfetto con i venti che arrivano dal quadrante orientale ( NE-E-SE-E), ci si ancora al limite dei 200 metri dalla riva, il fondale è sabbioso ovunque e consente un ancoraggio facile ma attenzione, nei periodi di alta stagione è affollato dalle imbarcazioni che stazionano in rada davanti alla Marina.
Successivamente incontriamo la caletta di Cuccureddus, meglio conosciuta come Spiaggia Trois, dal nome del proprietario dell’unica villa costruita ai margini della riva. La baia è riparata dai venti che arrivano da 0° a 180° ( da N a S). L’ancoraggio è sabbioso e la spiaggia, lunga circa un centinaio di metri, è praticamente raggiungibile esclusivamente dal mare, solo pochi locali conoscono l’accesso da terra.
Subito collegata c’è la spiaggia di Campus, una delle poche costituita da sabbia di fiume e non di granito, caratteristica dovuta all’estuario del rio Foxi che sfocia proprio qui. Alle spalle è chiusa dai canneti e ai lati da promontori rocciosi, ottimo ancoraggio con i venti occidentali (N-NW) e ridosso da quelli orientali (NE-E-SE) tanto che i Fenici la usavamo come punto di sbarco nel IX e VIII secolo a.C. proprio perché una delle sue caratteristiche è la rilevante profondità fino a pochi metri dalla riva.
Dopo 2 minuti di navigazione troviamo l’unico scoglio affiorante della costa ovest di Capo Carbonara, l’isolotto di “Pescatelli”. Proprio di fronte c’è una piccola spiaggetta occupata nella stagione turistica dall’Hotel Capo Boi, un buon approdo con i venti occidentali (N-NW) ma è sconsigliato arrivare fino a riva per la presenza di fitte rocce sul fondale.
Molto meglio la baia di Porto Sa Ruxi e Cala Pisano, riparatissime calette con il vento di Maestrale, tanto da far diventare l’acqua come il classico “lago” quando si presentano le suddette condizioni, non si sta male anche con venti e moto ondoso da E-SE, se non superano intensità importanti . L’ancoraggio è sabbioso e l’avvicinamento è sicuro per la totale assenza di scogli affioranti.
Cala Pisano è un ottima rada per il pernottamento quando le previsioni indicano venti e mari da N e NW.
Abbandoniamo il confine occidentale che coincide con Capo Boi e dirigiamoci verso Capo Carbonara, il versante di ponente con le sue calette, come la spiaggia di Santo Stefano e Cala Caterina, sono un ottimo riparo dai venti del quadrante orientale (NE-E-SE) ma bisogna fare molta attenzione alle rocce emergenti all’interno dell’isolotto di Santo Stefano e degli scogli di Cala Caterina. Un vero e proprio “campo minato” tanto che non è assolutamente consigliato il passaggio, sarebbe meglio tenersi all’esterno durante la navigazione ed evitare l’ancoraggio in queste zone se non si conoscono bene.
Vista la vicinanza dell’Isola dei Cavoli è preferibile cercare riparo in quella direzione. Dalla forma quasi circolare, infatti, offre protezione da tutti i venti, bisogna fare attenzione all’avvicinamento per la presenza numerosa di rocce e scogli affioranti e, nella stagione estiva, di bagnanti e subacquei. Meglio ridurre la velocità al minino ( tra l’altro è anche imposto per legge) e ancorarsi ad almeno 100/200 metri dalla costa. L’isola è dotata di un faro alto 40 metri e di un piccolo approdo che consente ai natanti di piccole dimensioni l’ormeggio sicuro.
La prima baia del versante orientale è la spiaggia sottostante alla vecchia cava di granito che prende il nome di “Cava Usai” dagli ultimi proprietari della miniera. Protetta dai venti del quadrante ovest (N-NW-W) consente un ancoraggio sicuro sul fondo sabbioso, unico pericolo una secca di roccia molto pericolosa, a pelo d’acqua, proprio al centro del golfo, a 300 metri circa dalla riva in direzione sud.
Superato il promontorio di granito dominato da una torre di avvistamento dell’epoca della dominazione Aragonese del sud Sardegna, si arriva al più bell’approdo di Capo Carbonara e probabilmente di tutta l’isola: Porto Giunco. Non a caso Yachting World , una delle più importanti riviste di nautica, ha inserito questa baia nella classifica dei migliori 10 ancoraggi di tutto il mondo, basandosi su criteri di sicurezza, fascino e bellezze naturali.
L’ormeggio è facile e sicuro, non esistono pericoli di qualsiasi genere se non l’affollamento nei mesi di luglio e agosto, lo scenario non ha eguali, una spiaggia di sabbia bianchissima incorniciata da un mare turchese e cristallino con lo stagno di Notteri alle spalle, casa dei fenicotteri rosa.
Unico attracco sicuro con il terribile Libeccio (il solo vento dal quale non ci si può difendere qui a Villasimius), perfetto per i venti occidentali (N-NW-W-SW) ma in egual modo temibile con quelli orientali, per fortuna la Marina dista solo un paio di miglia e in caso di un repentino cambio di direzione del moto ondoso, occorre pochissimo per raggiungerla.
Stesso discorso vale per le spiagge del Timi Ama e di Simius, le principali della zona, le uniche attenzioni vanno prestate ai bagnanti e alle piccole imbarcazioni, con un ancora da sabbia e venti occidentali si possono dormire sonni tranquilli.
Il capo successivo è un’altra perla del Sud Sardegna, Punta Molentis. Antico approdo di pescatori oggi è meta del 99% dei turisti e diportisti che arrivano a Villasimius, anche se esposta a est la piccola baia offre riparo perfino durante le enormi mareggiate invernali che arrivano da Levante.
Naturalmente le condizioni ottimali di ormeggio si hanno con i venti del quadrante occidentale (N-NW-W) e se si gira intorno alla punta si trova riparo anche dal tremendo Libeccio (SW).
Attenzione però, a poche decine di metri dal capo, ci sono i due scogli affioranti più temibili del Sud Est, li chiamano “i gemelli di punta Molentis”, sono a distanza di 40 metri l’uno dall’altro e insieme hanno affondato più barche e fatto più danni del Capitano Barbanera!
Ridurre la velocità al minimo, quindi, e passare ad almeno 300 di distanza dalla terraferma in prossimità del vertice di Punta Molentis.
Proseguendo lungo la costa, direzione Nord, ogni punto è buono per fermarsi e fare un bagno, da qui fino a Cala Pira non c’è modo di accedere se non con un’imbarcazione, l’acqua è talmente azzurra e trasparente che questa zona è soprannominata “la Piscina”, il fondale è sabbioso ma presenta ampie strisce di “Posedonia Oceanica”, una pianta, che a dispetto di quanto dice il nome, abita esclusivamente il Mar Mediterraneo. La Posidonia oceanica e le sue praterie rivestono un’enorme importanza per la vita del mare. Particolarmente protette dalle norme internazionali e nazionali, sono in pericolo soprattutto a causa della conduzione illegale della pesca a strascico e del disattento ancoraggio delle imbarcazioni.
Il prossimo punto di sbarco è Punta Porceddus, spiaggia di sassi tondi e lisci, letto di un antico fiume, l’ancoraggio è compatto sulla sabbia granitica ma in prossimità della punta si estende un bassofondo di roccia che ricorda un reef tropicale, bellissimo per lo snorkeling ma molto pericoloso per la navigazione, protetto dai venti occidentali (N-NW-W) è forse la spiaggia meno affollata nei mesi di alta stagione.
Siamo arrivati quasi al confine e come si dice in questi casi: “dulcis in fundo”, in sequenza ci sono le splendide calette meta di quasi tutte le gite nautiche locali, invisibili da terra e poco riconoscibili dal mare. La prima detta “Sa Galazzika” è incorniciata da una parete di macchia mediterranea fittissima con una piccolissima spiaggia alla base, protetta dai venti occidentali (N-NW-W-SW) sembra di attraccare su un isola deserta tanto si è isolati dal resto della costa. L’ancoraggio va fatto al limite dei 200 metri consentiti in modo da sfruttare il ridosso offerto, stessa cosa vale per la seconda, battezzata con un nome angosciante che non fa onore alla sua bellezza: Punta Ommini Mortu. Il contrasto tra l’azzurro intensissimo del mare e il verde di ginepri e ulivi secolari lascia senza fiato, forse il miglior posto dove ancorarsi durante una sfuriata estiva da NW, quando oltre capo Carbonara imperversa il finimondo con onde alte due metri. L’idea è quella di essere lontani da tutto ma non separati dal mondo, una sensazione di pace e sicurezza che si fondono insieme.
Eccoci arrivati a Cala Pira, una spiaggia di circa 150 metri riparata da quasi tutti i venti a parte quelli provenienti da Est e Sud Est, ancoraggio sabbioso sicuro e ottima rada notturna con il NW e l’W. La torre di avvistamento spagnola del 1300 fa da confine con il nostro tragitto, subito dopo l’occhio si perde nell’infinito del lato est della nostra bellissima isola, ma questa è un’altra puntata.

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